Importante elezione del Professor Daniele Mantucci a presidente della Adriatic and Ionian International Court

Foligno, 16/07/2012

Il Professor Daniele Mantucci è stato eletto Presidente della Adriatic and Ionian International Court, l’importante organismo internazionale che amministra arbitrati e altre procedure di "alternative dispute resolutions" in tutta l’area adriatico-ionica. La Corte è sostenuta dal Ministero degli Affari Esteri e da molte Camere di Commercio europee, che nei metodi di risoluzione delle controversie alternativi alle giurisdizioni statali ravvisano un essenziale supporto allo sviluppo del commercio internazionale. Alla Corte è, altresì, affidata la realizzazione del cosiddetto Progetto di Zagabria, che, allo scopo di facilitare i rapporti tra le imprese italiane e quelle dell’area balcanica, prevede servizi di assistenza giuridica e commerciale, oltre a corsi di formazione per operatori internazionali.
La Corte, in altre parole, si pone l’obbiettivo di fronteggiare i problemi derivanti dalla esistenza di ordinamenti differenti, basati su principi giuridici eterogenei che possono costituire un ostacolo allo sviluppo delle relazioni e dei traffici
internazionali.Dunque un compito impegnativo quello della Corte, che potrà offrire un concreto sostegno alle tante imprese che, in questa difficile congiuntura economica, sono alla ricerca di nuovi mercati e di nuove
opportunità di crescita. Ai sensi dell’art.2, comma 2, dello Statuto, il Presidente della Corte deve essere “persona di altissimo livello morale e di indubbia competenza giuridica e arbitrale”. L’elezione del Professor Mantucci è stata unanimemente voluta dalle Camere di Commercio di Italia, Croazia, Bosnia - Herzegovina, Albania, Montenegro, Grecia e Slovenia.
Nel suo discorso di insediamento, il Professor Mantucci ha proposto ai governi dei Paesi Europei e dell’Adriatico Orientale l’introduzione di agevolazioni fiscali e tributarie rivolte ad incrementare l’utilizzazione dell’arbitrato e degli altri strumenti alternativi: da queste misure, peraltro, non deriverebbe un aggravio economico per gli stati, bensì un risparmio, connesso alla ridotta utilizzazione dei procedimenti giudiziari ordinari, oggi quasi totalmente a
carico dei bilanci pubblici.