Nuovo conto energia: tanta burocrazia e via libera ai rifiuti

Foligno, 12/07/2012

Giorgio Giansanti - Responsabile Ambiente Coordinamento Provinciale SEL Perugia

E’ con molta preoccupazione e apprensione che apprendiamo i contenuti del nuovo conto energia che doveva rappresentare il V° rinnovo per rilanciare un settore, quello delle rinnovabili, che sta cominciando a sentire la crisi e che necessita di un supporto economico-legislativo per creare veramente un’alternativa energetica in Italia.

Il risultato è in perfetto stile Monti: mette in crisi le rinnovabili vere, introducendo una serie di ostacoli burocratici, che si traducono in costi, e contemporaneamente prevede incentivi per bruciare rifiuti indifferenziati. Il decreto sulle rinnovabili elettriche diverse dal fotovoltaico, infatti, prevede specifiche tariffe per incentivare l'energia elettrica prodotta bruciando rifiuti "non provenienti da raccolta differenziata" riscontrabili nella Tabella 1.1.
Quattro sono infatti le diverse tipologie di fonti per quanto riguarda il capitolo delle biomasse e biogas per alimentare gli impianti: prodotti di origine biologica (colture dedicate), sottoprodotti di origine biologica, rifiuti con frazione biodegradabile determinata, rifiuti non provenienti da raccolta differenziata.
Gli impianti al di sotto dei 300 kW che bruciano immondizia sono incentivati addirittura più generosamente di un piccolo impianto fotovoltaico sul tetto di una casa: hanno infatti un incentivo 257 euro a MWh per 20 anni; per fare un paragone l’eolica delle stesse dimensioni è incentivata con 149 euro.
Inoltre viene riconosciuto un periodo transitorio di 6 mesi contro i 4 delle altre fonti rinnovabili.
Riteniamo che il contenuto di questo decreto si assolutamente contrario oltre che alla ragionevolezza anche agli indirizzi e alle istanze che da tutta Italia arrivano alle istituzioni.

Abbiamo da sempre sostenuto che non esiste, attualmente, alternativa al riciclo e al riutilizzo se non l’incenerimento che, come sappiamo, produce altissimi tassi di inquinamento. Prevedendo degli incentivi per chi brucia inevitabilmente verranno a mancare delle risorse per tutti quei soggetti impegnati a sviluppare politiche di riciclo e di rifiuti zero, dando, oltre tutto, una scappatoia per non farlo. La preoccupazione è maggiore se pensiamo che anche nella nostra regione possano essere fatte delle scelte in questo senso che fino ad ora erano state evitate.

Non comprendiamo come l’attuale Governo possa aver ritenuto che lo Stato, pensato come comunità di cittadini e soggetti attenti alla propria salute ed al benessere generale, possa ritenere adeguato incentivare chi brucia rifiuti indifferenziati.

Consideriamo questo decreto un passo indietro significativo nelle politiche energetiche del nostro Paese e combatteremo in tutte le istituzioni e nei luoghi idonei al fine che esso venga modificato al più presto.