Celebrazioni Piermarini, concluse le iniziative per il II centenario della morte

Foligno, 02/07/2012

Si sono concluse le celebrazioni per il II centenario della morte dell’architetto Giuseppe Piermarini, iniziate con l’emissione di un francobollo commemorativo sulla Villa Reale di Monza il 18 febbraio 2008 e terminate con la visita guidata nella stessa villa lo scorso 23 giugno. La visita ha concluso i lavori del convegno “Giuseppe Piermarini (1734- 1808) e l’architettura del Buon Governo”, svoltosi a Milano nella sala convegni di Palazzo Reale il 22 e 23 giugno scorsi.
A cura del comitato nazionale per le celebrazioni del bicentenario, edito dalla casa editrice “Il Formichiere” di Marcello Cingolani, su progetto grafico di Luca Cingolani, è uscito il cofanetto contenente l’edizione facsimile dei “Taccuini” dell’architetto Giuseppe Piermarini, conservati nella biblioteca comunale “Dante Alighieri” di Foligno. La proposizione degli zibaldoni o taccuini da viaggio dell’architetto folignate, rappresentano un primo passo verso un’analisi critica, non certo facile, dei documenti da parte degli studiosi che si interessano all’opera ed alla figura del Piermarini.
Tornato nella sua città natale a 64 anni, nel 1798, tra le sue carte, accanto alla straordinario raccolta dei disegni, figurano due preziosi Taccuini di appunti. Piermarini li utilizza per segnare la lista della spesa, per ricordare i conti delle pendenze, per gli appunti tecnici e botanici, ma soprattutto per approfondire particolari progettuali che riguardano tutto il corso della sua prestigiosa carriera. Questi minuti fogli, dall’accento metallico, gremiti di scritte e quotazioni, con almeno le misure essenziali di ogni elemento architettonico, vergati con calligrafia chiara e leggibile a inchiostro bruno, rappresentano miniaturizzate le scelte piermariniane più importanti, sulle quali si fonda la sua poetica. Ricerca scientifica e schizzi immediati di studio e di rilievo, quasi una sorta di “raccolta personale”, formano il “bagaglio di cultura”, al quale l’architetto ricorre come a una miniera.