A strapiombo sul sasso di Pale

Foligno, 22/05/2006

Se ci fosse stato un regista a realizzare la spettacolare esercitazione sul set della montagna di Pale, siamo sicuri che non avrebbe raccontato così bene, con la spontaneità naturale, quella avventura alla indiana jones. Soprattutto non avrebbe colto l’essenza di quei giochi di corde che il Saf del comando provinciale di Perugia ha mandato in scena per una intera giornata, trasformando in autentici speleologi 22 studenti del liceo delle scienze della formazione di Foligno. Da un'idea del disaster manager del comune di Foligno, Gilberto Scalabrini, capitano della polizia municipale, la trama dell’esercitazione si è trasposta in sceneggiatura, trasferendo sullo schermo naturale l'idea iniziale. Inquadrature, sequenze e ambientazione, hanno visto gli attori interagire tra loro. Il risultato finale è stato quello di trasmettere ai ragazzi della classe V AP pensieri e sensazioni che adesso non è facile descrivere con le parole. “Abbiamo apprezzato e compreso –sottolinea l’insegnante di scienze della terra, Domenico Rolando Cappelleri- come è difficile per gli uomini ragno dei vigili del fuoco compiere il soccorso tecnico urgente in montagna, soprattutto quando lo strapiombo è minaccioso. Calarsi da una parete liscia e verticale, come quella che è stata scelta per il programma didattico-naturalistico, è significato vincere la paura ancestrale dell’uomo. Con questa esercitazione, adesso sappiamo come comportarci a contatto con la natura, soprattutto non sottovalutare mai i rischi della montagna, consapevoli che essa è semplicemente una creatura primitiva, che addotta le proprie, severe leggi. I ragazzi, che a scuola hanno seguito un corso propedeutico di protezione civile, hanno capito che, per prima cosa, bisogna osservare alcune regole comportamentali nel rispetto dell'ambiente e dell'uomo. Piccoli accorgimenti che eviteranno di danneggiare la natura e provocare incidenti”.
Ad aumentare l’adrenalina nei ragazzi, che sono stati bravissimi, ci ha pensato l’elicottero, effettuando sorvoli a bassa quota sulla verticale del sasso, con il rotore delle pale al massimo. Con precisione disarmante, il pilota del nucleo di Arezzo ha tenuto tranquillo, in overing il suo grillo volante, senza fare una piega,. I ragazzi hanno salutato l’equipaggio agitando le mani. Poi, l’elicottero ha puntato nuovamente verso nord, fino a scomparire nel cielo terso. In mezzo a loro c’era anche Gianni Taurisano, un pilota del centro soccorso aereo di Roma, capitato nel mezzo dell’esercitazione come turista, il quale ha illustrato il lavoro aereo dei suoi colleghi. Taurisano conosce bene queste montagne, per averle sorvolate a lungo durante la crisi sismica del 1997, che ha flagellato, con 11.000 scosse, il vasto territorio, provocando tanti crolli di povere case di pietra e aprendo crepe a ragnatela su molti edifici. Taurisano è stato uno dei primi piloti dei vigili del fuoco a far sentire, con il rombo dei motori, la “voce” dei soccorsi. I ragazzi ascoltano in silenzio, ripescando nei ricordi il dramma di quella tragedia. Allora avevano solo dieci anni, ma nella loro memoria è rimasto scolpito lo sfratto forzato dalla propria casa, perchè inagibile. Sull’emozione di quel terremoto, è nato anche il primo gruppo di protezione civile a cavallo. Ha sede presso la scuola ippica di Foligno. Anche loro, hanno partecipato all’esercitazione, perché conoscono questi posti molto bene: percorrono gli impervi sentieri per vigilare sul territorio, in particolare sul rischio ambientale. I cavalli, particolarmente addestrati, affrontare i terreni impervi con grande abilità.
A coordinare l’esercitazione, con i suoi uomini ragno, tutti eccezionali, c’è Roberto Melone, l’istruttore Saf che i vigili del fuoco d’Italia conoscono bene, perché è lui che prepara, allena e tiene aggiornati tutti sulle tecniche speleo. E’ un capo squadra simpaticissimo e molto preparato, uno dei migliori, ma è schivo a rilasciare interviste. Fa parte del suo carattere. Quando lo vedi con il cinturone affollato di moschettoni e l’imbracatura addosso, sembra Rambo. Ma lui si affretta subito a respingere questo accostamento, perché –dice- “Rambo non c’è, o meglio, esiste solo negli effetti speciali dei film”.
A volte, mentre ti sta davanti e ti parla, improvvisamente si blocca, spegne la parola. Ti fissa con i suoi due grandi occhi neri immoti. Solo dopo che sei passato attraverso questo improvviso silenzio, capisci che Roberto Melone pensa molto più rapidamente di quanto riesca a parlare.
Il comandante provinciale di Perugia, Raffaele Ruggiero, che ha tenuto a battesimo questo esperimento pilota, il primo del genere mai realizzato in Italia, nel complimentarsi con i suoi ragazzi per quello che fanno e con la scolaresca, ha sottolineato come “queste iniziative servono sia per mettere a conoscenza della cittadinanza le tecniche di soccorso utilizzate dai vigili del fuoco, sia come palestra per tenere sempre in allenamento i Saf nei periodi di tranquillità. Le nostre tecniche –prosegue- consentono, se adeguatamente acquisite, di aumentare il livello di sicurezza dei soccorritori e migliorare il servizio offerto alla popolazione, in particolare nelle situazioni di specifici scenari incidentale, dove non è possibile utilizzare i normali mezzi in dotazione. Il gruppo lavora sempre in circostanze estreme e nelle più difficili condizioni. Pertanto, per la buona riuscita delle molteplici tipologie di intervento, occorre una formazione intensa, altamente specializzata e quindi esercitazioni che richiedono un impegno psicofisico costante”.
In Umbria, il gruppo Saf si allena proprio sul sasso di Pale, che prende il nome dal paesino che è uno scrigno medioevale. Qui, nel 1200 i frati benedettini della vicina abbazia di Sassovivo, aprirono le prime cartiere d’Italia. Con la loro carta, nel 1472, il tipografo tedesco, Giovanni Numestier, allievo del Guttemberg, stampò le prime 300 copie della Divina Commedia. Il sasso è un libro aperto di geologia. Il nucleo anticlinale è costituito da depositi giurassici. Si tratta di un calcare in banchi di spessore metrico che gli donano l’aspetto massivo. La formazione è caratterizzata da associazioni di alghe verdi, coralli e banchi ololitici. Il calcare massiccio è l’unico esempio in tutto l’Appenino umbro-marchigiano di sedimenti di piattaforma carbonatica di acqua bassa. Insomma, dove adesso c’è l’Umbria, una volta c’era il mare.