Il 2005 è stato l'anno nero per neve e pioggia. In un convegno di Umbriameteo il bilancio

Spoleto - Foligno, 01/05/2006

di Gilberto Scalabrini

L’interesse dei fenomeni atmosferici nasce con l’uomo. Furono i greci ad interrompere la lunga tradizione di astro-meteorologia e meteorologia-empirica dell’antichità, per raccogliere in forma organica le conoscenze sull’atmosfera fino allora acquisite ed elevarle alla dignità di filosofia naturale. Ben duemila anni, però, dovettero trascorrere prima che la meteorologia prendesse il suo carattere qualitativo e divenisse quantitativa. A Spoleto, nel convegno dal titolo “Clima & microclima”, organizzato dalla stazione “Umbriameteo” s.n.c., una società di servizi per l'ambiente e il territorio, specializzata in meteorologia applicata e monitoraggio climatico-ambientale, si è parlato molto di questo complesso sistema, come pure dell’anno 2005 che è stato, mteteorologicamente, il più duro dopo quello del 1956. Il bilancio è stato tracciato da Massiliano Scarponi, Fabio Paeselli e Massimiliano Santini. La neve, per esempio, è caduta in abbondanza, come pure le piogge che hanno fatto da padrona durante l’estate.
E’ stato portato ad esempio Castelluccio di Norcia, il tetto dell’Umbria, dove la neve sui monti Sibillini è durata ben 100 giorni: da fine dicembre a maggio. Insomma, gli eventi hanno sconfessato i loro teorici tempi di ritorno. Tutta colpa dei cambiamenti climatici a livello globale. A lunghi periodi siccitosi, sono seguite tempeste di neve, fenomeni alluvionali, record di caldo e di freddo, riconducibili ad una circolazione atmosferica che sembra tendere, anche per il futuro, a produrre squilibri termici fra le varie zone del pianeta.
Fra i relatori anche il colonnello Massimo Morico che ha illustrato le previsioni meteo e pure l’abrogazione di una legge inglese del 1600 che mandava al rogo, fino a quarant’anni fa, i meteorologi che sbagliavano le previsioni.
“Se quella legge fosse ancora in vigore –ha detto scherzosamente Morico- oggi noi saremmo la metà”. Il riferimento era alle previsioni a medio termine che non sempre rispettano i bollettini. In pratica, sono attendibili solo le previsioni elaborate nell’arco delle 24 o 36 ore. Tutte le altre vanno prese con le pinze.
Il dott. Fabio Malaspina, laureato in fisica, ufficiale dell’Aeronatica militare e coordinatore del modulo “L’uomo, l’ambiente ed il clima” dal master in scienze ambientali presso l’università europea di Roma, ha spiegato come “pensare” ad un programma sul clima.
“Il clima cambia, perché non e’ una struttura rigida. Quello che stiamo notando è un riscaldamento del clima in un alcuni Paesi, ma sulle cause ancora si discute. Una discussione scientifica, che ha i suoi fondamenti nelle leggi della fisica e nell’ausilio dei modelli matematici. Bisogna, però, affrontare anche le modificazioni dal punto di vista etico: andare oltre le fonti fossili significa dare risposte ai bollini rossi del freddo e anche a quelli del caldo. La variabile sta nella frequenza ed intensità delle correnti atmosferiche, prevalenti nel bacino del Mediterraneo. Sommandosi alla già complessa situazione microclimatica, i meteorologi sono impegnati in un continuo lavoro di studio e di aggiornamento delle proprie conoscenze e dei propri strumenti di analisi e di previsione”.

Si dice che il nord va verso un clima tropicale e il sud verso la desertificazione. L’Umbria è al centro, quale è la sua evoluzione futura?
Allarga le braccia: “Sono soltanto modelli che spesso prendiamo come certezze, invece si tratta di scenari. In realtà, dobbiamo prepararci a tutti gli sconvolgimenti possibili. Il lago Trasimeno, per esempio, nel 2003 aveva raggiunto il minimo storico, oggi invece è al massimo. La bellezza della natura sta proprio nell’aprire ogni mattina la finestra e constatare il nuovo. Insomma, ogni nuvola è unica nella sua storia. L’uomo potrà vivere serenamente se sarà pronto a vedere e ad affrontare quello che gli ruota intorno. Il vero problema non è quello che farà il clima, bensì quello che farà l’uomo per affrontare i problemi. Basti pensare che, per rappresentare l'atmosfera nel momento in cui stiamo parlando, sono necessari 6 milioni di numeri: un problema connesso alle misurazioni. Gli strumenti a terra sono molto accurati, ma le sonde in quota possono rilevare la temperatura con un errore di un grado; i satelliti pagano lo scotto di sondare spazi altrimenti irraggiungibili con errori anche di 2 gradi”.

L’uomo è molto condizionato dal clima. Basti vedere i meteopatici.
“E’ vero, ci sono molte persone che subiscono l’influenza del tempo. Noi pensiamo che esso interagisca solo attraverso i sensi, invece non è così. Ci sono persone che subiscono la sua influenza anche durante la notte, mentre dormono, tanto che si svegliano al mattino in modo strano. Il rapporto uomo-tempo è molto più stretto, rispetto a quello che pensiamo. Ovviamente, sono tutte teorie che conosciamo sin dalla notte dei tempi. Ippocrate fu il primo ad introdurre il concetto innovativo che la malattia e la salute di una persona dipendessero da specifiche circostanze. In realtà, però, la meteopatia è qualcosa che dobbiamo ancora approfondire”.

Fulmini e saette, cadono anche in città. Un fenomeno in aumento?
“Noi misuriamo i fulmini a livello globale. In Italia lo facciamo da circa dieci anni, quindi non posso rispondere a questa domanda. Sappiamo solo che nel corso degli anni essi variano. In realtà, ci dobbiamo solo preoccupare se restano costanti. La natura è bella per come riesce a modificarsi. E’ difficile, purtroppo, integrare tutti i dati a nostra disposizione. Sono tantissimi, ma non abbiamo le teorie per metterli tutti insieme. Purtroppo, siamo ancora legati alle teorie rivoluzionistiche, si fa per dire, del 1800. La vera teoria è quella del “caos”, conosciuta come effetto farfalla. E’ difficile, però, integrarla. Nel 1800, c’erano i rilevatori al magnete nelle stazioni meteo. Associavano la meteorologia all’elettricità e al magnetismo. Noi, non siamo riusciti a modellizzare questo sistema. Addirittura, quegli strumenti sono spariti dalle stazioni. Eppure, la elettricità la vediamo tutti i giorni, ma non la misuriamo”.

Malaspina fa riferimento al 29 dicembre 1979, quando il fisico Edward Lorenz presentò alla conferenza annuale della American Association for the Advancement of Science, una relazione in cui ipotizzava come il battito delle ali di una farfalla in Brasile, a séguito di una catena di eventi, potesse provocare una tromba d’aria nel Texas. L’insolita quanto suggestiva relazione, diede il nome al cosiddetto butterfly effect, effetto farfalla. Ma cosa c’entra il battito d’ali di una farfalla?
E’ come un leggero venticello, che trasporta qualche scintilla e poi prende fuoco un arbusto dando luogo ad un gigantesco incendio. Queste osservazioni hanno portato allo sviluppo della Teoria del Caos che pone limiti definiti alla prevedibilità dell'evoluzione di sistemi complessi non lineari.

E’ vero che tutti gli strumenti meteo sono nati in Italia?
Sorride il maggiore Fabio Malaspina: “Gli italiani dovrebbero essere orgogliosissimi, perché la meteorologia passa dalla filosofia allo studio scientifico proprio in Italia, dove sono stati inventati tutti gli strumenti meteorologici: dal barometro di Torricelli al termometro di Galileo Galilei, dal pluviometro di Bendetto Castelli di Perugia ai Medici di Firenze che misero a punto il misuratore per l’umidità. Nel nostro Paese è nata pure, nel 1654, la prima accademia scientifica, quella del Cimento, per lo studio di tutti i fenomeni meteo e scientifici. La prima rete d’osservazione al mondo, fu quella del Gran Ducato di Toscana. In realta’, tutta questa inventività l’abbiamo poi persa, tanto che il mondo anglosassone la recuperò 100 anni dopo. Comunque, dobbiamo essere orgogliosi, perche’ fino a 400 anni fa, la misurazione della pressione e della temperatura era legata alla sensazione delle persone. Purtroppo, tutto questo patrimonio non riusciamo a trasmetterlo alle nuove generazioni. Diamo tutto per scontato e crediamo che la cosa migliore sia la tecnologia, mentre c’è un trascorso importantissimo. Ci rammarica solo che i dati del passato non li conosciamo ancora tutti”.

E’ vero che non esiste ancora un albo dei meteorologi?
“Dell’albo se ne parla da molti anni, ma tutto dipende dalle scelte politiche, su cui non entro nel merito. Sarebbe utile, invece, avere un albo delle persone qualificate, come per le altre professioni, perché le scienze come la meteorologia e la climatologia sono oggi rivalutate in quanto considerate essenziali strumenti di indagine e previsione. Insomma, cominciano ad avere un peso enorme su molte scelte, ad iniziare dall’agricoltura”.
Sono ancora vere le teorie sulla luna calante e quella crescente, durante le quali si possono o non possono fare alcune cose, come, ad esempio, la semina?
“Queste teorie per un certo tempo sono state credute al cento per cento, poi negli anni 1970, sono state abbandonate. In realtà, quello che si è visto con l’effetto farfalla, la teoria del caos, è che il clima è talmente complicato che a lunga distanza anche piccole cose possono causare effetti importanti. Ad esempio, la luna che causa negli oceani maree lunghe anche 19 metri, interessa pure l’atmosfera.Praticamente cambia la pressione durante il passaggio di determinate costellazioni, ma questi fenomeni non sappiamo ancora come modelizzare. L’effetto farfalla, però, ci dice che non possiamo trascurare nulla. Il problema è molto complesso, ma a lunga distanza speriamo di riuscire a mutare le cose, anche con piccoli cambiamenti. Tutto sta nel conoscere il sistema”.
In pratica, noi abbiamo scoperto tanto, ma ancora tanto c’è da scoprire?
“Diciamo che abbiamo scoperto molto, ma c’è ancora tanto da scoprire. L’ignoranza è sempre infinita”.