Federalismo – Legautonomie Umbra “Costituiamo un Tavolo permanente di dialogo tra comuni, Regione e Province sul federalismo”

Umbria, 31/03/2011

Presidente UPI “Nel federalismo le province mantengono funzioni di area vasta e supporto ai sindaci”.

“Il federalismo è una riforma epocale ma se non si istituisce un tavolo permenete tra comuni Regione e Province sarà difficile capirne i pro e i contro”. Questo è quanto emerso dall’incontro, coordinato dal Presidente della Autonomie Umbria, al quale hanno partecipato il Direttore Legautonomie nazionali, il Presidente dell’UPI, la Regione dell’Umbria e il Vicepresidente dell’ANCI, dal titolo “Federalismo Municipale Provinciale e Regionale: limiti, criticità e opportunità”. Molte le perplessità emerse dall’incontro soprattutto sul versante dei fondi di riequilibrio che dovrebbe essere finanziato con il gettito dei tributi devoluti ai comuni. Questi fondi dovrebbero servire ad evitare le differenze tra piccole a grandi regioni. “Credo che questo incontro sia molto importante – ha spiegato il Presidente della Autonomie Umbria – perché il dialogo tra Enti Locali sarà importantissimo per capire questo federalismo. Anzi credo che si debba istituire un tavolo di concertazione permanete tra comuni, Regione e Province oppure creare un Senato delle autonomie locali”.
“Il federalismo municipale – spiega il Direttore della Legautonomie Nazionale - supera la condizione attuale di totale blocco dell'autonomia impositiva, ma è molto deludente sul versante delle risorse, è poco federalista e aumenterà la pressione fiscale. La perequazione rimane un incognita. Il decreto, contrariamente agli impegni assunti dal Governo, conferma il forte taglio dei trasferimenti erariali deciso con il DL 78/2010. Dal 2011 i comuni avranno quindi meno risorse e molti sindaci saranno costretti ad aumentare tasse e tariffe. L'autonomia riconosciuta ai comuni è limitata: fino al 2013 rimane un blocco quasi totale; dal 2014, nonostante IMUP e IMUS, il peso dei tributi manovrabili sulle entrate rimarrà inferiore al livello del 2007. trovo che questa riforma così com’è risulti poco federalista perché conferma un'autonomia tributaria sbilanciata su soggetti non residenti, deresponsabilizzando gli amministratori comunali nei confronti dei cittadini-contribuenti. La forte variabilità territoriale delle entrate devolute ai comuni richiederà un efficace meccanismo di riequilibrio. Su questo punto cruciale il decreto è troppo vago e indeterminato. In fine così come è strutturato il federalismo municipale porterà a più tasse per lavoratori e pensionati (dal 2011 con lo sblocco delle addizionali IRPEF), per le attività produttive e gli enti non commerciali (dal 2014 con l'aliquota IMUP più alta di quella ICI). Meno tasse per i proprietari di immobili locali (con la cedolare secca e l'IMUP ridotta), ma nessun beneficio significativo per chi vive in affitto”. “Il ruolo delle Province nel Federalismo – ha spiegato il Presidente dell’UPI Umbria - è molto chiaro e stabilito, in primis, dal titolo quinto della Costituzione, ovvero gestire operazioni di area vasta ed avere un ruolo di supporto nei confronto dei sindaci che si trovano sempre più soli di fronte alle crescenti responsabilità politiche. Faccio un esempio abbiamo di recente firmato un protocollo con il quale mettiamo a disposizione dei sindaci il nostro ufficio stampa per dare più risalto alle loro iniziative oppure, nel caso dell’urbanistica, mettiamo a disposizione il nostro Know-how per la progettazione dei piani regolatori. Sono convinto che serva un dialogo ANCI-UPI e autonomie locali sul federalismo così da riuscire a dare il meglio ai nostri cittadini”. “I dubbi sul federalismo – afferma l’assessore della Regione Umbria – sono molti. Il federalismo dovrebbe essere solidale, specialmente in un paese come il nostro mentre ad oggi è affidato solo alle capacità di entrata dei singoli Enti Locali. Pensiamo per un attimo alle calamità naturali queste non possono essere fronteggiate solo dalle singole regione ma serve una solidarietà regionale. Inoltre è chiaro che le piccole regioni, hanno costi di gestione dei servizi più alti e meno ammortizzabili. Queste differenze andrebbero coperte dal famoso ‘fondo perequativo’ che non si capisce bene come si dovrebbe finanziare. Insomma i dubbi sono tanti e il dialogo tra istituzioni locali sarà sempre più importante”.