Rapina al Maxi Tigre. Una tentazione da un milione di euro, il bottino che avrebbe fruttato il colpo

Foligno, 28/02/2006

I pezzi del puzzle sembravano incastrarsi perfettamente ma come sappiamo così non è stato. Le dinamiche studiate così bene a tavolino sono saltate. Quel sogno si è trasformato in tragedia. Tutto calcolato tranne il coraggio e la freddezza. Così sotto i colpi dei vigilantes che hanno protetto il portavalori e loro incolumità, Tramontano ha perso la vita, Lattanti è rimasto ferito mentre Coccetella, Gianesello, Paci e Saveri, per il momento, sono in stato di fermo. Un’organizzazione diabolica aveva fatto sembrare il colpo al Maxi Tigre un gioco da ragazzi. Tutto si sarebbe incastrato alla perfezione come emerge dalla ricostruzione effettuata dal Questore Arturo De Felice e dal capo della mobile Luigi Nappi. Il furgone portavalori del Crc era atteso sabato sera al parcheggio del supermercato di Foligno dove avrebbe prelevato l’ultimo incasso della giornata che sommato agli altri rendeva il bottino di un milione di euro circa veramente appetitoso.
Secondo il piano dei sei rapinatori, Gaetano Tramontano, il capo quarantenne, ex vigilantes della stessa società che effettuava i prelievi, e Stefano Lattanzi, il ventottenne di Castel Ritaldi anche lui ex dipendente della Crc, armati con le due pistole Glock calibro 9x21 acquistate, legalmente, durante il periodo di servizio, avrebbero immobilizzato, legato, imbavagliato e chiuso nel furgone le guardie giurate. Immediatamente i due rapinatori si sarebbero messi alla guida del furgone, atteso, alcune decine di metri più lontano, dall’auto dei tre complici: la trentatreenne Roberta Coccetella ed il compagno Serafino Paci di 51 anni e la ventinovenne convivente di Tramontano, Alessia Gianesello. I tre avrebbero seguito il mezzo fino alla zona del cimitero dove in un angolo appartato i sacchi di denaro sarebbero stati trasferiti nell’auto. Da lì i cinque complici, attesi probabilmente dal sesto componente della banda, Raul Saveri, il trentaseienne basista spoletino che lavorando alla Crc è stato in grado di fornire minuziosamente tutte le informazioni utili per il colpo, si sarebbero diretti a Castel Ritaldi, nel laboratorio di maglieria di Paci e della Coccetella dove, finalmente, si sarebbero spartiti il bottino.