Le mamme? "Sono dolci e dinamiche". Gli studenti stranieri premiano l'Italia

Italia, 05/05/2010

“La mia mamma italiana? E’ bravissima, si preoccupa per la famiglia, lavora tanto”. Una dichiarazione d’amore e di stima, questa, che arriva però da dei figli molto speciali. Sono gli oltre 400 studenti 17enni provenienti da più di 50 Paesi dei cinque continenti, accolti gratuitamente da una famiglia italiana. Vivono in Italia ormai da 8 mesi, frequentando il loro quarto anno di scuola superiore in una città del Belpaese, grazie a un programma di studio di Intercultura, l’associazione no profit che da 55 anni promuove gli scambi scolastici dei ragazzi di tutto il mondo.
Intervistati dall’Associazione con un questionario a risposte multiple intitolato “L’Italia secondo te”, alla domanda intitolata: “Cosa pensi della tua mamma italiana” quasi uno su quattro (il 24 per cento) ha risposto: “bravissima, lavora troppo”. In altre parole, di essere sorpreso dalla capacità, tipica delle mamme italiane di saper conciliare i ritmi frenetici imposti dal lavoro, a quella di essere sempre presenti, fisicamente, mentalmente e soprattutto con il cuore, per dare una risposta alle mille esigenze, grandi e piccole, dei loro figli, sia quelli naturali, che quelli stranieri “ospitati” fisicamente per un anno, e con cui stanno creando forti legami che dureranno per il corso di tutta la loro vita.
Affaritaliani.it riportati i risultati della ricerca e ospita il test “Il gioco dell’Iceberg” con una serie di domande sulle differenze di usi e costumi delle diverse nazioni, per comprendere il livello di internazionalità degli italiani in occasione della festa dell’Europa che sarà celebrata sabato 9 maggio.
Ma quali caratteristiche della mamma italiana colpiscono maggiormente un adolescente di un altro Paese? Innanzi tutto, per quasi la metà di loro, il fatto che sia “proprio materna” (40 per cento) e che “pulisca tantissimo la casa!” (31 per cento). Insomma un vero nume del focolare, ma che, allo stesso tempo, ben lungi dagli stereotipi della casalinga monocorde, è anche capace di trovare il tempo per avere “molti interessi” (31 per cento) e appunto per “lavorare tanto”.
“E’ interessante notare come questi ragazzi, che si stanno preparando domenica a celebrare due feste, quella della mamma e quella dell’Europa, vedono noi italiani - spiega Raffaele Pirola, responsabile dell’ufficio comunicazione e sviluppo di Intercultura- e, soprattutto, come descrivono la loro famiglia ospitante. Molti di loro, come quelli provenienti dai Paesi Scandinavi - Finlandia, Svezia, Norvegia - cambiano opinione rispetto all’idea preconcetta di trovarsi davanti a una mamma italiana un po’ retrograda. Anzi, si stupiscono nello sperimentare quotidianamente come la propria mamma ospitante sia capace - cito Rebecca dalla Danimarca , Xiatong dalla Cina, Hatef dalla Tunisia - di saper cucinare benissimo, di pensare sempre ai figli e insieme di essere autonoma e moderna. Insomma, per dirla con le parole della nostra studentessa venezuelana Venezia Margarita: ‘è la migliore che si possa avere’.”.
Un risultato importante - prosegue Pirola - perché significa che questi giovani tra i 15 e i 18 anni, sufficientemente maturi per affrontare un’esperienza di studio all’estero, ma non ancora coinvolti in scelte di vita definitive, stanno realmente raccogliendo i frutti di un’esperienza personale di educazione alla mondialità grazie all’accoglienza nella famiglia, nucleo trasmettitore primario di cultura nella società”.
Non solo apprezzamenti, ma anche tirate d’orecchi. Gli adolescenti stranieri, se da un lato promuovono le mamme italiche, non hanno però dubbi nel bocciarne i figli. “I teenager italiani? Sono proprio dei mammoni”: è la sentenza del 25 per cento del campione di studenti sentiti da Intercultura. Non solo, sono anche “troppo frivoli e attenti alla moda” (24 per cento). Per fortuna che quasi uno su tre risponde che i propri coetanei al contempo “sono molto ospitali” (37 per cento) e quasi uno su cinque che “sono originali nel loro modo di pensare” (19 per cento). Da notare che solo un misero 3 per cento si è sbilanciato nell’affermare che i propri fratelli italiani “sono più svegli di me”… Orgoglio o pregiudizio? Di sicuro, colpiscono l’immaturità e l’incapacità dei ragazzi del Belpaese nel diventare indipendenti, un giudizio molto ricorrente tra gli studenti di ogni provenienza: dalla statunitense Amanda alla dominicana Joelle, da Alberto del Costarica a Marianna dalla Finlandia.
Per passare a una valutazione più globale sulla famiglia italiana, va sottolineato che viene sfatato dai giovani studenti stranieri un mito di cui andiamo orgogliosi: solo il 7 per cento è rimasto colpito dal buon gusto nel vestire e nell’arredare la casa. Lasciano molto più il segno invece due altri stereotipi identificativi degli italiani: il calore (46 per cento) e il saper cucinare bene (31 per cento). E’ considerato scarso, invece, dal 10 per cento degli studenti stranieri il nostro livello delle conoscenze linguistiche. Un aspetto che ci fa riflettere vista la recente bocciatura della lingua italiana dai bandi di concorso dell’Unione Europea.
Qual è infine l’idea dell’Italia in generale? Siamo dei gran campanilisti, afferma la canadese Marjorie: “Piace solo quello che è italiano”. Più in generale, colpisce innanzi tutto la forte differenza tra il nord e il sud, fortemente avvertita da metà del campione come prima risposta (52 per cento), rimane impresso in seconda istanza, indelebilmente, quanta importanza diamo al cibo, vero motore di aggregazione sociale e famigliare (39 per cento), per non parlare dei programmi tv, giudicati uno specchio del nostro Paese (12 per cento). Gli aspetti più negativi? Ricompaiono, prepotenti, i giudizi severi espressi nei confronti dei coetanei: la difficoltà per i giovani di diventare indipendenti (40 per cento), la scarsa conoscenza delle lingue (31 per cento), l’eccessiva azione di condizionamento della vita degli italiani da parte della politica (24 per cento). In una parola, come afferma Natalie, studentessa neozelandese: “la mentalità italiana applicata a ogni cosa”.