Elezioni regionali 2010: presentata la stima dei flussi in Umbria

Umbria, 05/05/2010

L’incremento dell’astensionismo, che ha colpito molto di più il centrodestra, una mobilità elettorale che ha avvantaggiato il centrosinistra, con una inversione di tendenza rispetto alle elezioni precedenti, anche se il “trend” costante resta quello della riduzione del divario tra i due schieramenti. Sono alcuni degli elementi che emergono dalla stima dei flussi elettorali delle Regionali 2010 in Umbria, realizzata dal Dipartimento di Economia, Finanza e Statistica dell’Università di Perugia e dall’Agenzia Umbria Ricerche (“Aur”). L’analisi, che ha riguardato sia i voti ottenuti dalle liste sia – per la prima volta - quelli dei tre candidati presidenti, è stata presentata stamani a Palazzo Donini da Bruno Bracalente, docente del Dipartimento dell’Ateneo perugino, e dal presidente dell’Aur Claudio Carnieri.
La stima è stata condotta sui risultati ufficiali di 353 sezioni elettorali (o aggregati di sezione) di sei comuni umbri Perugia, Terni, Foligno, Città di Castello, Spoleto e Orvieto facendo il raffronto con le Europee del 2009 e con le Regionali del 2005.
“Rispetto alle Europee – ha sottolineato Bracalente - l’astensionismo è stato molto rilevante: considerando, oltre agli elettori che non si sono recati ai seggi o che hanno espresso voto nullo o lasciato la scheda bianca, anche quelli che non hanno votato per alcuna lista ma solo per il candidato presidente, il non voto complessivo nelle Regionali del 2010 ha raggiunto le 301mila unità, circa 110mila in più rispetto alle europee del 2009. Agli astenuti del 2009, si sono aggiunti 42mila nuovi astenuti provenienti dal centrosinistra, 64mila dal centrodestra e 3mila dall’Udc. L’astensionismo ha dunque colpito molto di più il centrodestra, che ha perso quasi il 30 per cento dei propri elettori di un anno prima, mentre il centrosinistra ne ha perso il 15 per cento e l’Udc l’ 11 per cento”.
Anche la mobilità tra blocchi “ha avvantaggiato il centrosinistra – ha rilevato Bracalente - che ha ricevuto dallo schieramento opposto 12mila voti, mentre ne ha ceduti solo 3mila. Lo scambio del centrosinistra con l’Udc è stato a saldo nullo: 2mila sia in uscita che in entrata. Il centrodestra peraltro recupera molti consensi dall’Udc, che gli cede circa 10mila voti (oltre un terzo di quelli ottenuti alle Europee), ricevendone in cambio solo 4mila. C’è una notevole fluidità del voto centrista (il tasso di fedeltà degli elettori dell’Udc è soltanto del 44 per cento), che tende a defluire verso destra, e una inversione di tendenza nel rapporto tra i due principali blocchi, a vantaggio del centrosinistra”.
Il centrosinistra “sembra recuperare una parte dei voti in uscita verso lo schieramento opposto nelle ultime tornate elettorali di carattere più “politico”. Il saldo dei flussi tra blocchi era stato infatti negativo alle Europee del 2009 rispetto alle Politiche 2008 (17mila voti verso il centrodestra e 3mila all’Udc, contro 14mila e mille nella direzione opposta) e molto negativo alle Politiche del 2008 rispetto alle precedenti del 2006 (25mila voti dal centrosinistra al centrodestra, compresa l’Udc, contro circa 13mila nella direzione opposta).
Analizzando il voto alle liste, l’astensionismo – ha sottolineato il professor Bracalente - ha colpito in misura molto minore il Pd (7 per cento dei propri voti del 2009), che presenta il più alto livello di fedeltà dei propri elettori del 2009 (79 per cento). Ha colpito un po’ più l’Idv (16 per cento) e molto di più le altre liste di centrosinistra considerate complessivamente, che alle Europee del 2009 comprendevano anche i Radicali e che hanno ceduto al non voto il 35 per cento dei propri consensi di un anno prima. Nell’ambito del centrodestra non ci sono invece differenze significative: circa il 30 per cento sia per il Pdl che per le altre liste.
I flussi in uscita vanno, oltre che verso il non voto, in larga parte in direzione delle altre liste di centrosinistra (8mila voti dall’Idv, 13mila dall’insieme delle liste di sinistra e socialiste), mentre quelli in entrata vengono principalmente dal Pdl (6 mila). L’Idv presenta un consistente flusso incrociato con le liste di sinistra (5mila in uscita e altrettanti in entrata) e determina in suo consistente incremento di consensi, oltre che per effetto del minore astensionismo, soprattutto acquisendo voti dal Pd (8mila) senza cederne alcuno.
Oltre allo scambio incrociato con l’Idv, le liste di sinistra acquisiscono voti soprattutto dal Pd (13mila) e in piccola parte anche dal centrodestra, ma sono fortemente penalizzate dall’astensionismo al quale cedono 24mila voti delle Europee del 2009. Il Pdl, secondo la stima, risulta essenzialmente penalizzato dal non voto (a cui cede 54mila consensi delle Europee del 2009), mentre gli scambi tra liste danno un saldo pressoché nullo. Perde consensi nei confronti del centrosinistra, “in particolare del Pd a cui forse ‘restituisce’ parte dei voti acquisiti nei precedenti appuntamenti elettorali di carattere più politico, e della Lega, ma recupera una consistente quota di elettorato centrista (9mila voti dall’Udc) e dalle altre liste di centrodestra (5mila voti)”.
Il “buon risultato della Lega Nord – emerge dall’analisi di Aur e Dipartimento di Statistica - è dovuto, oltre che ai consensi già ottenuti alle Europee, essenzialmente all’apporto di voti del Pdl (4mila), mentre il centrosinistra sembra contribuire soltanto con un piccolo flusso dal Pd (mille voti)”.
Operando il confronto con le precedenti regionali del 2005, i risultati sono “opposti”. L’incremento del non voto alle liste è “molto minore” rispetto a quello osservato con riferimento alle ultime Europee e l’astensionismo aggiuntivo rispetto a quello del 2005 ha penalizzato il centrosinistra, che ha perso 38mila voti (il 14 per cento dei propri voti del 2005), mentre il centrodestra ne ha persi 12mila (l’8 per cento). Inoltre, il centrodestra recupera maggiormente sull’astensionismo precedente: dei 9mila astenuti del 2005 che in queste ultime Regionali hanno espresso un voto alle liste, 5mila hanno scelto il centrodestra, 3mila il centrosinistra e mille l’Udc.
Anche i flussi di voti tra schieramenti hanno favorito il centrodestra, che ha ricevuto dal centrosinistra 22mila voti, mentre ne ha ceduti 18mila. Il centrodestra si avvantaggia inoltre dello scambio di voti con l’Udc (11mila voti sia in entrata e 7mila in uscita), mentre il saldo del centrosinistra nei confronti della lista di Centro è leggermente a vantaggio di quest’ultima (4mila in uscita dal centrosinistra e 2mila in entrata).
Pure rispetto alle Regionali del 2005 si conferma che la vulnerabilità del centrosinistra nei confronti della crescita dell’astensionismo riguarda meno il Pd (che cede al non voto l’8 per cento degli elettori dell’Ulivo del 2005) e molto di più le altre liste del centrosinistra (27 per cento dei propri elettori di cinque anni prima). Anche l’Udc mostra una certa vulnerabilità al fenomeno (17 per cento dei propri voti del 2005 ceduti al non voto), mentre le liste di centrodestra ne hanno risentito meno: il Pdl poco meno del Pd (7 per cento); le altre liste di centrodestra il 13 per cento. Il Pd, tuttavia, conferma soltanto due terzi dei voti ottenuti cinque anni prima dall’Ulivo, avendone ceduti molti alle liste di sinistra (23mila, pari all’11 per cento), all’Idv (9mila), ma anche al centrodestra e in particolare al Pdl (13mila, pari al 6 per cento). I flussi in entrata nel Pd vengono invece quasi esclusivamente dalla sinistra (7mila voti). L’Idv, non presente alle Regionali 2005, ha rilevato Bracalente, ha formato la sua forza elettorale attraverso tre flussi principali: il più consistente dalle liste della sinistra, che gli hanno ceduto 14mila voti, gli altri due della medesima entità (circa 9mila voti) dal Pd e dai partiti che hanno dato vita al Popolo della Libertà (leggermente più da An).
Le liste di sinistra, oltre ad aver ceduto molti consensi del 2005 all’astensionismo e all’Idv, ne hanno ceduti anche al Pd (7mila) e alle liste di destra (6mila, di cui 3mila alla Lega), e il grado di fedeltà del loro elettorato è molto basso (38 per cento). Le medesime liste hanno tuttavia recuperato molto dal Pd (23mila voti) e in parte anche dalle liste di destra (circa 6mila voti).
Il Pdl presenta il più elevato grado di fedeltà dei propri elettori delle Regionali del 2005, soprattutto per effetto di un minore astensionismo aggiuntivo (7 per cento), mentre i flussi in uscita verso altre liste si sono divisi tra Lega (10mila voti) e liste di centrosinistra, in particolare verso l’Idv (9mila voti), ma anche verso le variegate liste di sinistra e socialiste (4 mila voti). In entrata, invece, i flussi principali provengono dalla lista Uniti nell’Ulivo (13mila voti) e dall’Udc (10mila); flussi in entrata di una certa consistenza sono tuttavia venuti anche dalle altre liste di centrodestra (6 mila) e anche dall’astensionismo delle Regionali del 2005 che in quest’ultimo appuntamento elettorale si è tramutato in voto (4mila).
Il consenso alla Lega Nord, che come l’Idv non era presente alle Regionali 2005, è dovuto in gran parte ai voti sottratti alle forze politiche che hanno dato vita al Pdl (10mila voti, la maggior parte dei quali provenienti da An), ma vi hanno contribuito anche gli elettori di Uniti nell’Ulivo e delle liste di sinistra (3mila voti ciascuno), mille dall’Udc.
La stima dei flussi elettorali ha preso, infine, in esame il voto alle tre candidate a Presidente della Regione, in confronto alle Europee 2009 anche per valutare il peso del voto “strategico”, quando cioè – ha spiegato Bracalente - “un elettore ritiene che il suo candidato preferito non abbia chance di vittoria e quindi vota per un altro candidato con l’obiettivo di evitare che l’elezione sia vinta dal candidato per lui politicamente più lontano. Nel caso delle elezioni regionali umbre questo schema di comportamento potrebbe applicarsi ad una parte degli elettori dell’Udc: oltre la metà, circa 15mila, avrebbero espresso un voto ‘sincero’ scegliendo Paola Binetti, altri 10mila potrebbero aver optato per le altre due candidate, in particolare riversando 7mila voti alla candidata del centrodestra Fiammetta Modena e 3mila al centrosinistra, a Catiuscia Marini”.
“Un altro risultato rilevante - ha aggiunto - è che gli elettori del Pd avrebbero confermato quasi totalmente, il 98 per cento, il loro voto alla candidata presidente del centrosinistra, senza fenomeni statisticamente apprezzabili di voto di protesta a candidati di altri schieramenti e con un astensionismo particolarmente ridotto”.
Forme contenute di voto di protesta sembrano invece presenti nell’elettorato dell’Idv e delle altre liste di sinistra, che hanno trasferito alcune migliaia di consensi sia alla candidata dell’Udc sia alla candidata del centrodestra, soprattutto da parte degli elettori delle altre liste di sinistra. L’elettorato “europeo” del Pdl appare, da queste stime, meno compatto di quello del Pd nel sostenere il proprio candidato: un po’ meno dell’80 per cento, mentre un altro 15 per cento si è rifugiato nel non voto e il resto ha votato per la candidata del centrosinistra. Più che voto di protesta, quest’ultimo sembra tuttavia interpretabile principalmente come ritorno al centrosinistra di elettori in movimento (verso il centrodestra) in occasione delle più recenti elezioni Politiche ed Europee.
“Elevata - ha detto Bracalente - l’incidenza del non voto, oltre il 40 per cento, in cui è verosimilmente presente quell’effetto ‘scoraggiamento’ che tradizionalmente tiene lontano dalle urne gli elettori umbri di centrodestra, convinti che la presidenza della Regione non sia contendibile”.
Il presidente dell’Agenzia Umbria Ricerche, Claudio Carnieri, commentando i risultati della stima dei flussi elettorali “fondamentali per comprendere come si esprime il corpo elettorale e tanto più in una fase come l’attuale in cui sta prevalendo la dinamica della conquista del potere”, ha messo in evidenza come la partecipazione cambi a seconda della gerarchia della tornata elettorale, crescendo nelle elezioni politiche rispetto alle Regionali. “Influisce la difficile contendibilità dell’Umbria” ha detto, soffermandosi inoltre sulle dinamiche storiche significative tra i diversi partiti e nel rapporto tra i due blocchi. “Nel 2009 – ha rilevato tra l’altro – c’è stato un sorpasso del Pdl rispetto al Pd, ma considerando i due schieramenti la regione si conferma non contendibile. Dal 2005 al 2010 si sono registrate due fasi, con un accorciamento delle distanze tra i due blocchi, ma sono comunque forti e i flussi presentano modesti passaggi che talvolta si compensano”. Il presidente dell’Aur, esaminando i voti delle liste e i risultati ottenuti, ha infine invitato le istituzioni a compiere una “valutazione molto attenta” sulla nuova legge elettorale regionale.
La teoria e il software su cui si basa la ricerca presentata oggi sono stati messi a punto dal professor Antonio Forcina; la raccolta e omogeneizzazione dei dati è stata curata da Mauro Casavecchia e Emanuele Pettini, dell’Agenzia Umbria Ricerche; l’applicazione del metodo e l’analisi dei dati sono di Michela Gnaldi; l’interpretazione e il commento sono stati curati dal professor Bruno Bracalente.