8 Marzo 2010: Festa Internazionale della Donna

Trevi, 05/03/2010

Facciamo di questa festa un’efficace occasione di dialogo e di confronto, uno spunto per riflettere anche attraverso la scuola, sui temi cari alle donne. Parliamo di donne, senza altri aggettivi, e riconosciamo il valore civile e morale del loro lavoro e della loro presenza nei diversi livelli della società e nelle famiglie, riconosciamo il loro impegno e la loro dedizione vissuti all’insegna della femminilità.
Facciamone un grido di rabbia contro i soprusi e le violenze che ancora le donne sono costrette a subire. Ormai anche in Umbria.
A chi pensa che tali manifestazioni sono una delle conseguenze inevitabili dello sviluppo o dei costumi sociali diciamo che NO, che NON E’ VERO, gridiamo che la violenza e la sopraffazione, in qualunque forma esercitate, devono restare fuori da ogni forma di comunità, devono essere combattute anche dagli uomini, devono essere classificate per quello che sono: atti ignobili e vigliacchi perpetrati, per lo più, da uomini ignobili e vigliacchi che si ritengono in diritto di asservire un altro essere umano.
In questa convinzione, l’Amministrazione, in accordo con le donne che vi collaborano, devolverà in favore del Centro di prima accoglienza “Barbara Cicioni” di Perugia, una struttura che accoglie donne vittime di violenze e maltrattamenti in famiglia, la somma solitamente spesa per iniziative tradizionali in occasione dell’otto marzo.

Lunedì 8 marzo, presso le classi terze della scuola secondaria di primo grado, le volontarie della biblioteca comunale leggono brani tratti da “Si chiamava Petronilla – storie di donne odiate dagli uomini –“ di Giuliana Roselli: uno sguardo sull'evoluzione della condizione femminile attraverso la vicenda personale di Adua detta Ada, una donna che per più di trenta anni ha insegnato il rispetto dell'individuo, al di là delle differenze, nella convivenza sociale.
Narrando la propria storia, e collocandola nel tempo, Ada realizza che la situazione delle donne non è mai realmente cambiata: è stata ed è una realtà di violenza. In sessant'anni di vita, la protagonista ha immaginato un futuro "fantascientifico", per poi osservarlo diventare dapprima realtà, quindi passato, nella frustrazione di un progresso che non ha significato superamento delle discriminazioni contro le donne.

Il Sindaco e l’Amministrazione comunale sono solidali con tutte le donne del mondo, prigioniere di antiche usanze e pregiudizi, con tutte le donne che subiscono qualsiasi discriminazione di genere, sono a loro fianco invitandole a non arrendersi mai, continuando a chiedere pari dignità di trattamento e di vita.