I vitigni autoctoni e la loro terra d’origine

Montefalco, 14/02/2006

In tempi di globalizzazione, di mercato selvaggio e - qualche volta - senza regole, ecco una buona notizia per le eccellenze agricole che contraddistinguono, da sempre, alcuni territori italiani . Il Senato della Repubblica ha approvato un decreto legge che mette definitivamente al riparo i vitigni originari da possibili delocalizzazioni . Si tratta del nuovo testo sull'Ocm del vino (l'organizzazione comune di mercato), che presenta molti aspetti qualificanti per il comparto vitivinicolo italiano . La definizione del "vino passito" aiuterà il settore a fare chiarezza sulla produzione di questa particolare tipologia di vino e il riconoscimento dei vitigni autoctoni italiani che apre invece la strada a una maggiore tutela e promozione degli oltre 1.500 vitigni nativi del Paese , molti dei quali a rischio di estinzione.
E' il primo provvedimento legislativo che mette ordine nella definizione dei vini passiti e liquorosi e inquadra le problematiche sui vitigni antichi e autoctoni italiani : dagli aspetti sul loro censimento e catalogazione, alla ricerca e alla territorialità degli stessi vitigni.
In questa direzione si sviluppa anche l’attività del Centro Nazionale Vini Passiti di Montefalco . Questo ente ha intrapreso la realizzazione di un censimento di tutti i vini passiti italiani . Fra non molto darà alle stampe un “ Atlante dei vini passiti italiani “ . Sarà una raccolta organica di tutte le informazioni attualmente esistenti di carattere storico - ambientale, varietale, viticolo ed enologico sensoriale dei diversi vini passiti italiani, insieme alla stesura di un manuale d’uso del territorio viticolo delle zone interessate sulla base della zonazione viticola, per costituire poi una banca dati, con relativo corredo documentale fotografico e realizzare un portale informatico contenente quante più informazioni e notizie possibile sui vini passiti .
Il provvedimento approvato dal Senato accoglie la pressante richiesta avanzata dal comune di Montefalco e dalla associazione nazionale Città del Vino, in più sedi e occasioni, al Ministero per le Politiche Agricole e presso le competenti Commissioni Parlamentari proprio per ottenere norme specifiche per la tutela dei vitigni autoctoni ed il loro riconoscimento di patrimonio culturale. Per Montefalco ed il Sagrantino il decreto introduce importanti novità . La salvaguardia della viticoltura autoctona necessitava di un intervento legislativo per la protezione di un inestimabile patrimonio culturale e colturale unico e che, per tale motivo, va considerato come bene inscindibile da quel territorio e dalla gente che lo abita e perderebbe molto del suo valore se fosse trasferito altrove . E’ il risultato positivo di un’attività efficacemente coordinata dalla Regione Umbria , dalla presidente Maria Rita Lorenzetti , dal Comune di Montefalco e dalla associazione nazionale Città del Vino.
Il decreto approvato definisce infatti il passito "vino sottoposto ad appassimento, anche parziale, naturale sulla pianta o dopo la raccolta", senza il ricorso a pratiche di arricchimento del titolo alcolometrico naturale delle uve prima o dopo l'appassimento.
La definizione si applica anche ai vini derivanti da uve stramature nonché a quelli a indicazione geografica tipica e ai vini di qualità prodotti in aree determinate laddove i rispettivi disciplinari lo consentano. La nuova disciplina rappresenta l’occasione per incentivare le iniziative finalizzate alla tutela e alla valorizzazione di vitigni autoctoni e antichi italiani. In questo momento si registrano tre segnali positivi in proposito . 1) Il ritrovato spirito di ricerca e innovazione che ha spinto molti produttori vitivinicoli italiani di qualità ad investire risorse finanziarie, anche ingenti, ed energie intellettuali nella ricerca e nella sperimentazione sui vitigni autoctoni - molti caduti in disuso, e non certo per motivi semplicemente qualitativi - considerati uno strumento essenziale per consolidare ed aumentare il prestigio del vino italiano sui mercati nazionali ed internazionali.2) La scelta di diversificare la qualità del vino italiano, allontanandolo da una negativa globalizzazione dei gusti , per proporlo sul mercato come unico e irripetibile, irrealizzabile altrove, date sia le caratteristiche pedologiche, ambientali e del paesaggio di tanti territori del vino italiani, ma anche dalle specifiche conoscenze derivate da tradizioni e saperi maturati localmente.3) La crescente domanda da parte dei consumatori sempre più attratti da vini espressione di territorio – e quindi di valori e di tradizioni antiche – e apprezzati proprio in virtù della loro tipicità.
Si può auspicare un maggiore sostegno per i produttori che si impegnano fortemente nella valorizzazione dei vitigni autoctoni e antichi italiani, identificabili per la loro unicità organolettica quale espressione più viva e peculiare del patrimonio agricolo ma anche culturale del Paese.
Da questo punto di vista la normativa rende certo il futuro delle aziende e accende un potente faro qualitativo su queste preziose bottiglie.
La normativa ora in vigore definisce “ il vitigno autoctono italiano " come quel vitigno la cui presenza in aree geografiche nazionali delimitate risalga ad almeno cinquant'anni e che sia registrato dalle Regioni o Province autonome specificando la diffusione sul territorio, il nome, la descrizione e le caratteristiche agronomiche del vitigno.
Per il Sagrantino mezzo secolo corrisponde ad un alito di vento. Questo nettare è antico di secoli. Averlo salvaguardato significa molto per la Città e offre garanzie ai viticoltori e a tutti coloro che lo lavorano con maestria e saggezza. Un grande vino non si inventa in pochi anni. Ci vuole tanto tempo, una infinita pazienza, una terra fertile e amica dell’uomo.