Il PDV partito di commissari e sceriffi

Umbria, 07/01/2009

di Alberto Laganà, Direttivo Umbria dei Valori

La politica ormai ha perso completamente il contatto con la realtà e soprattutto, quello che più preoccupa, con gli elettori che questa volta sono pronti ad una scelta radicale: o disertano in massa le urne come è successo in Abruzzo o si affidano a liste civiche che siano espressione di un sentire comune come in Trentino.
In questo panorama desolante il più in difficoltà è il cosiddetto partito del PDV (la fusione nei fatti di PD e IDV) che è ogni giorno di più ondivago tra scelte di destra e sinistra ed ha avviato la stagione dei commissari o per meglio dire degli sceriffi.
In Sardegna come in Campania, in Puglia come nel Lazio, in Umbria come nel Veneto ha sostituito segretari democraticamente eletti dagli iscritti per sostituirli con vecchi tromboni, esponenti della casta (una volta si diceva dell’apparato), cioè dei personaggi che si sono fatti eleggere alle elezioni politiche non per gradimento popolare ma mettendosi in cima alla lista dei candidati; e per riaffermare che il principio della rappresentatività democratica non esiste più in questa stagione storica guidano anche gli apparati regionali sperando che questo porti loro del consenso personale.
I cosiddetti statuti del PDV parlano in modo netto di non sovrapposizione di incarichi tra amministratori ed esponenti politici, di un massimo di due legislature elettive, primarie dei candidati, norme calpestate clamorosamente proprio dai massimi esponenti che si sono inventati la ‘deroga’, per fare come meglio loro aggrada.
Non ci meraviglieremo pertanto se in Umbria la presidente della Regione chiederà il terzo mandato e lo otterrà, come ha tentato di fare inutilmente a Spoleto il sindaco Brunini, sponsorizzata dai poteri forti del mattone e del compasso. Se gli umbri accettano questo tipo di dittatura sono liberi di farlo, non si lamentino poi del fatto che ormai in tutte le graduatorie economico-sociali nazionali l’Umbria sta raggiungendo rapidamente… le coste africane.
Tornando alla situazione nazionale, la Roma centralista e antidemocratica vuole dettar legge ovunque e lo fa imponendo proconsoli nelle varie regioni, per questo è il caso di parlare di gruppi di potere affaristico-politico più che di partiti ed allora ogni svolta, compresa quella vissuta fino a 60 anni fa, è possibile all’orizzonte.