Tracchegiani (la Destra): regione e ministero si attivino contro il caro energia

Umbria, 15/12/2008

A margine delle considerazioni recentemente esposte in merito alla ventilata costruzione di una centrale a biomasse nel Comune di Montegabbione, per la quale ho espresso parere contrario, sollecitando altresì la formulazione di un nuovo piano energetico regionale, voglio avanzare alcune precisazione in merito allo stesso utili per dare vita ad una riflessione approfondita sul tema.
A mio giudizio uno studio sulla localizzazione dei siti di produzione energetica foriera, tra le altre cose, di nuovi posti di lavoro, rimane uno degli obiettivi primari della formulazione di questo strumento di pianificazione regionale anche se bisogna tenere ben presente che il fulcro della politica energetica nazionale – che ha inevitabilmente ripercussioni su quella regionale – resta al di fuori dei confini dell’Umbria. Bisogna infatti precisare che la gestione dell’energia non fa parte delle competenze regionali che, in questo caso, hanno una connotazione secondaria rispetto all’autoregolamentazione del mercato. Infatti la realtà italiana rappresenta un caso a sé stante nella gestione del mercato energetico, poiché ci troviamo nella condizione in cui il costo del bene è decisamente superiore alla media europea. Tutto ciò presuppone alcune considerazioni: questo fattore è attribuibile esclusivamente al mancato investimento nell’energia nucleare o alla carenza di materie prime? La risposta è positiva, ma solo in parte: la prova sta nella situazione di altri Paesi che si trovano in condizioni analoghe. Negli ultimi anni abbiamo incrementato gli investimenti nelle fonti energetiche rinnovabili, eolico e fotovoltaico in primo luogo, eppure la situazione non è cambiata, non solo a causa della relativa incidenza della quantità di energia prodotta da queste fonti nell’economia del fabbisogno nazionale, ma soprattutto per il fatto che non se ne sfruttano a pieno le potenzialità. Dico questo perché, pur non essendo un tecnico, mi sorgono diversi dubbi quando vedo impianti eolici, anche di notevole estensione, attivi solo in determinate ore, fra le quali alcune di quelle comprese nelle fasce orarie più economiche. La stessa dinamica si riscontra negli impianti a carbone, i quali lavorano a minor regime soprattutto negli orari in cui l’energia viene pagata ad un prezzo maggiore. Va precisato che l’energia a carbone, così come quella derivata dalle fonti alternative, costa meno di quella prodotta dagli idrocarburi. Questa realtà si inquadra in una situazione di connivenza di interessi lobbistici che fa parte di quella forma distorta di corporativismo di cui La Destra ha sempre denunciato l’esistenza. Le vittime di questo sistema sono ovviamente i cittadini, che pagano tariffe elevate per un bene che si potrebbe avere a disposizione a prezzi decisamente inferiori qualora si attui un intervento legislativo volto ad introdurre un maggiore controllo sul mercato energetico, attualmente dominato da pochi attori, che esercitano un potere oligarchico. Chiediamo quindi al Ministro per lo Sviluppo Economico di attivarsi in tal senso, poiché la crisi che sta investendo l’Europa obbliga un Governo responsabile a porre in essere adeguate politiche contro il caro energetico, approfittando del contemporaneo calo del prezzo del petrolio, onde evitare che ci si nasconda sempre dietro a questa dinamica, che non viene meno neanche quando questo prodotto torna ad essere a buon mercato. Sarebbe inoltre opportuno che anche la Regione si attivi per intercedere presso il Ministero a questo scopo, tornando a ridare centralità al cittadino, sempre sacrificato agli interessi di parte.

Aldo Tracchegiani