Sagre: dalla seconda indagine annuale, la conferma del sistema esteso e complesso

Umbria, 15/12/2008

La Regione Umbria pensa ad una nuova normativa per la razionalizzazione e la qualificazione.

Le sagre rappresentano in Umbria un fenomeno esteso e complesso che coinvolge quasi la totalità dei Comuni umbri, 84 su 92. Nel 2007 se ne sono svolte 639, il 2 per cento in più rispetto al 2006, con un numero medio di sagre effettuate nei Comuni umbri interessati di 7,5; la metà dei Comuni ospita fino a quattro sagre. Sono alcuni dei risultati che emergono dalla seconda indagine annuale sulle sagre realizzata dal Servizio Commercio della Regione Umbria in collaborazione con l’Agenzia Umbria Ricerche e presentata stamani a Perugia nel corso di una conferenza-stampa.
“Una delle attività dell’Osservatorio regionale sul commercio, poiché la somministrazione di alimenti e bevande che avviene al loro interno è disciplinata da legge regionale”, ha precisato il dirigente del Servizio regionale Commercio, Enzo Santucci, sottolineando quanto il fenomeno delle sagre in Umbria rivesta “un autentico rilievo, sia per le sue radici culturali sia per la grande partecipazione”. “A circa dieci anni dalla legge sulla materia, entrata in vigore nel 1999 – ha detto Santucci – la Regione Umbria ritiene necessaria una riflessione sulla regolamentazione, che consenta un’opportuna razionalizzazione e qualificazione delle sagre, con l’apporto di tutti i soggetti interessati e che sarà contenuta nel nuovo Testo unico sul commercio. Obiettivo, attraverso il rafforzamento del ruolo dei Comuni, è far sì che le sagre siano finalizzate sempre più e meglio alla promozione del territorio e dei suoi prodotti, così come della socialità e del volontariato”.I risultati dell’indagine sono stati illustrati dal direttore dell’Agenzia Umbria Ricerche, Anna Ascani, e dalla ricercatrice Enza Galluzzo. Allo scopo di fornire maggiori spunti di riflessione per interventi sulla materia e di esercitare un’opportuna sorveglianza per proteggere il settore da degenerazioni, è stato sottolineato, la rilevazione sulle sagre svolte nel 2007 non è stata un aggiornamento dei dati, ma ha ampliato il suo raggio di osservazione raccogliendo informazioni anche su soggetti organizzatori, anzianità di nascita delle manifestazioni e i prodotti tipici o lavorazioni enogastronomiche. “Le sagre – ha detto Anna Ascani – rappresentano un fenomeno peculiare dell’Umbria e dell’Italia centrale, che merita di essere ulteriormente approfondito per la sua valenza culturale. Attraverso i questionari distribuiti tra i Comuni, sono state suddivise in due tipologie: le sagre volte alla promozione enogastronomica e quelle con finalità di volontariato, culturali, politiche, religiose e sportive”.
Dalla ricerca, presentata in dettaglio da Enza Galluzzo, emerge che circa un terzo (205) è costituito da sagre con la finalità di promuovere un prodotto tipico, mentre i rimanenti due terzi (434) sono espressione di volontariato in generale. Tra le prime, il 60% promuove un prodotto tipico mentre il 35% una lavorazione enogastronomica caratterizzante. L’analisi territoriale evidenzia che nel territorio perugino c’è una più spiccata prevalenza di sagre per promuovere prodotti tipici, rispetto al ternano dove c’è una parità tra sagre con prodotti e preparazioni tipiche. Tra i prodotti monitorati, i casi in cui sfugge la tipicità sono “sostanzialmente isolati” e meritano un ulteriore approfondimento.
La concentrazione maggiore delle sagre è propria delle città più grandi, con 54 sagre a Perugia e 41 a Terni, ma la concentrazione in rapporto agli abitanti riguarda molte municipalità di dimensioni ridotte. Quasi due terzi delle sagre sono sorte prima dell’emanazione della legge sulla materia (1999), anche se non immune da una qualche dinamica: nel 2007 si rileva un incremento del 2 per cento (12 in più rispetto al 2006) fino ad arrivare a 639. Quanto alla durata, mentre le manifestazioni di oltre 10 giorni sono residuali (16%), la quasi totalità è divisa tra sagre con una durata inferiore a 5 giorni (44%) e quelle con una durata da 5 a 10 giorni (40%).
Quanto al soggetto gestore, per entrambi le tipologie sono le Pro Loco e le associazioni culturali i principali organizzatori. Le Pro Loco organizzano più della metà delle sagre che promuovono prodotti tipici (53%), mentre nel caso delle manifestazioni aventi la finalità di volontariato in generale, le Pro Loco si dividono il primato con le associazioni culturali (rispettivamente 26% e 24%). “La varietà dei soggetti coinvolti – si sottolinea - conferma la funzione di rilievo svolta dalle sagre nell’opera, da un lato, di animazione, socializzazione ed integrazione della popolazione e, dall’altro, di appartenenza e promozione del territorio”.