Provvedimenti anti-crisi solo per pochi

Umbria, 05/12/2008

Stefania Verruso
La Destra Perugia Comitato Centrale

Come sempre accade, in situazioni contingenti particolarmente gravi, cercare provvedimenti che diano risposte soddisfacenti a tutto il vasto e complesso mondo sociale ed economico, è cosa veramente difficile e, purtroppo, anche in questo caso, le misure anti-crisi adottate dal Governo per fronteggiare la sfavorevole situazione economica, sono andate a favore di alcune categorie, sicuramente bisognose, ma senza dubbio non le sole ad avere necessità di particolari attenzioni.
Trascurate e non invitate ai famosi tavoli di concertazione, come al solito, sono le piccole e medie imprese che, già in difficoltà per la forte stagnazione economica causata dal Governo Prodi, ora soffrono anche di una grave crisi di liquidità, crisi che, da Basilea ad oggi, le ha costrette a destreggiarsi su fronti opposti, la competizione economica e la redditività aziendale.
Proprio perché già in quell’occasione erano state lasciate sole ad affrontare il tirannico sistema bancario, ora più che mai si sarebbero aspettate dal Governo agevolazioni rassicuranti ed immediate.
Soluzione auspicata era sicuramente la riduzione del secondo acconto di imposte per i redditi presunti del 2008, o quella relativa all’anticipo dell’I.V.A. di fine anno, adempimenti che, uniti a tutti gli altri e alle XIII^ mensilità, concentrati nell’arco di 30 giorni, vedono le stesse imprese imbrigliate nella morsa del debito bancario.
Al Ministro Tremonti verrebbe da chiedere quanto avrebbe da ridistribuire se tutto “il popolo delle partita I.V.A.” non avesse versato in anticipo la sua quota di tasse sui redditi presunti o di I.V.A. sugli incassi futuribili?
Viene sempre da chiedersi se in Italia convenga stare dalla parte dei deboli e dei furbi piuttosto che dei virtuosi, troppo spesso “bastonati”!
Inoltre le false dichiarazioni sul blocco delle tariffe per il 2009 che riguardano solo gli enti e non le aziende che erogano i servizi, fanno sospettare che anche molti provvedimenti siano più che altro propaganda, senza rilevanti agevolazioni per alcuno.
Se il Governo volesse fronteggiare realmente la crisi, il primo passo sarebbe invece quello di porre un limite alle spese superflue e decidere, una volta per tutte, di tagliare tanti contributi, sconosciuti ai più, anche a costo di intaccare qualche privilegio, e senza la presunzione di far assumere a qualche erogazione “una tantum” il ruolo di panacea in grado di far ripartire l’economia.
Non accettiamo, infatti, che il Governo stanzi milioni di euro per correre in soccorso del sistema bancario, giustificando il suo intervento come mirato al finanziamento delle imprese o alla riduzione dei tassi sui mutui variabili (solo per alcuni), quando poi gli stessi istituti già impongono stretti giri di vite alle aziende in difficoltà.
Perché non si è ritenuto opportuno che a salvaguardia delle stesse banche intervenissero le Fondazioni, azioniste di riferimento degli istituti, senza correre il rischio di operare una scelta oltretutto incostituzionale, in quanto priva di adeguata copertura finanziaria?
Inoltre, sono realmente gravi le condizioni finanziarie degli istituti di credito, istituti che, in tempi non sospetti, hanno accumulato ingenti profitti promuovendo prodotti finanziari di dubbia liceità e ad alto rischio come i “DERIVATI” a numerosissime pubbliche amministrazioni, anche umbre, portandole ad indebitarsi per un numero illimitato di anni?
E’ proprio in questi momenti di crisi che il Governo, con le sue scelte dovrebbe dare dimostrazione di correttezza ed eticità, essere il primo motore di riavvio economico, evitando per esempio che nelle pubbliche amministrazioni vengano bandite gare aggiudicate col criterio del massimo ribasso o che le stesse amministrazioni adottino pagamenti con le aziende fornitrice che rimandano alle calende greche per le lungaggini burocratiche. Proprio ora il Governo dovrebbe evitare di mostrarsi il maggiore profittatore in un mercato già così spregiudicato, allora sì che l’economia potrebbe ripartire, allora sì che il popolo italiano riuscirebbe a ritrovare fiducia, allora sì che con l’emulazione del padre anche i figli sarebbero rassicurati ad andare avanti.