Spariscono tanti gatti. C’e’ un tragico sospetto

Foligno, 19/09/2008

Da mesi anche i gatti di Foligno spariscono nel nulla. Intere colonie non si trovano più, né vivi né morti. C’è il tragico sospetto che qualcuno li utilizzi per pellicce e anche come carne da pasto. Se fosse vera la voce che diventa sempre più insistente da parte delle associazioni protezionistiche che hanno raccolto tanti sos, c’è da tremare al solo pensiero che i piccoli felini possano essere scuoiati ancora vivi, esattamente come fanno i cinesi, per conservare meglio la pelliccia.E’ stata presentata pure una denuncia-esposto alle autorità, nella quale si fa esplicito riferimento a questo sospetto, la cui pratica ci riporta al Medioevo. E’ venuta a trovarci in redazione la signora Rovena Bocci, la quale ci ha pregato di fare qualcosa, di sensibilizzare la gente, di tenere alta la guardia contro questa possibile ed atroce barbarie. Noi abbiamo preso atto e pubblichiamo volentieri anche un suo scritto che si intitola “… quel giorno la vita decise di farmi un regalo”.


“Che sorpresa nel vederti. Quel giorno me lo ricordo bene e bene lo ricorderò. Di passaggio come tanti, alla mezza di un giorno dei primi di maggio, come tanti più o meno di fretta ma un rumore attirò la mia attenzione. Un miagolio insistente molto insistente. Sembrava venire da sotto un’automobile. Poi mi avvicino. Ancora di più. Un messaggio sul parabrezza della macchina avvisava il proprietario di non partire poiché un gattino era nel motore. Nel motore?! Come nel motore! Dice che capita che gatti piccoli randagi per scaldarsi vadano a rifugiarsi dove trovano spazio, tra le gomme, si infilano dove capita. Il pericolo è che quando riparte l’auto li possa trinciare e scuoiare vivi tra gli ingranaggi, la cinghia di trasmissione li trascinerebbe a morte sicura. “micio, micio,” niente. Parlo piano pianissimo suadente per rassicurarlo. E lui smette il pianto disperato. Smetto di chiamarlo e lui comincia a strillare con la voce stremata dallo sforzo, più forte che può per farsi sentire da me. So che non potrò mai allontanarmi da lì, finché il proprietario non arriverà e deciderà di aprire il cofano. Si avvicinano altre persone, si fa un piccolo drappello. I curiosi si allontaneranno, un artista e signora, dal grande cuore si intrattengono. Cerchiamo di fare di tutto per convincere gatto a scendere. Compro carne in scatola, dev’essere affamato. Il terrore superava la fame, non si decideva a scendere. L’artista sdraiato in terra “micio, micio, micetto” lo vedeva passare nelle parti sottostanti, ma non riusciva ad infilarci le mani. I proprietari aprono il cofano, sono io la prima a vedere: “oh, una bambina!” una gattina dai tre colori, grigio arancione e bianco, le puntine delle orecchie arancione come ad indicare quelle due antennine tese sulla sua piccola testa. Micia micetta! Continua a nascondersi. Si sposta tra una parte e l’altra. Le tre del pomeriggio. Il meccanico che arriva comunica ai proprietari che devono ringraziare il gatto che, aveva sentito l’odore del topo che si era infilato a mangiare i fili elettrici delle centraline varie. “Grazie gattina meccanico!” sentito mai di gatti che si vanno a sedere dove le persone hanno il male? Mai sentito?
In breve. Il meccanico afferra la gatta, è un attimo ed io… me la ritrovo tra le braccia finalmente. La trattengo la rassicuro con il mio calore. Le ho parlato tanto nel frattempo che lei si era finito la voce. Le do da mangiare, una fame arretrata che fa fuori quasi cento grammi di roba. Quasi il suo peso… chiedo se c’è qualcuno che vuole portarsela a casa, chi aveva già un gatto, chi un cane che avrebbe mangiato il gatto. Ma era già deciso: ti guardo con orgoglio. Come un trofeo di caccia di pace senza feriti e senza morti. Micetta. Sarai la mia bambina adottiva, Il ghiaccio dell’iniziale disagio si è sciolto tra noi, c’è chi scherza dicendo “stasera coniglio arrosto con patate” anche se c’è sempre qualcuno che guarda un po’ storto. “Che vi state a preoccupare della vita di un gatto?” senza sapere che stavamo occupandoci della vita.
Vedere oltre e in largo, è vedere oltre le convenzioni, rispettare l’ordine delle cose al di là dello stretto delle cose. Il lamento del gatto nel cofano dell’auto era un richiamo di aiuto senza parole, un SOS espresso coi mezzi propri del gatto, assicuro che il suono del richiamo della disperazione ha le stesse note di chiunque tra i vivi. Fidatevi. Abbiamo tenuto con noi nostra figlia adottiva, al di la della forma della statura. Il nostro amore reciproco è stato incondizionato. Il suo per noi è stato infinito. Ogni giorno ci, mi ha ripagato delle noie momen-
tanee del giorno risolvibili e risolte. Mi ha tirato su il morale, ha fatto entrare nella nostra casa e quella di altri, una sferzata di vitalità, di allegria, di gioia allo stato puro. La sua mano sulla mia spalla, il suo sguardo millenario seppure giovane gatta di sei mesi dedita al gioco, mi sembrava un vecchio saggio senza nome e senza patria. L’ho perduta. Come tanti altri di tanta altra gente che lamenta sparizioni. Insieme ad altri per rappresentare semplicemente due chili di carne sanguinolenta ed una piccola pelliccia di lustro pelo, tenero che sapeva di buono ai baci che le rifilavo a raffica ogni mattina quando mi veniva a svegliare. Sapeva di buono. Quando mi saliva sopra le ginocchia a scornarmi le mani con la sua piccola testa e chiedermi raffiche di carezze. Vi assicuro che sapeva di buono ai baci, all’Amore che mi dava. La sera avanti ci ha guardati entrambi, stupita ho detto: “guarda, Micetta piange.”

Rovena Bocci.